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altroché se scriverò qualcosa. con la penna umida di una volta, se mi riesce. penna d'uccello che ha volato lontano, e si è imbattuto in una nube, in qualche cielo. sono giorni concitati, pieni di grosse miserabili bugie, tracotanti. mi faccio guardare in modo buffo, dalla gente, più o meno. mi accorgo di quanto poco mi interessi, quello che pensino dei miei occhi fradici. oggi una ragazza mi ha guardato e detto: sei felice. non c'era ragione di esserlo, ma in quel momento lo sono stato, quando me l'ha detto, né prima né dopo. bisogna uscirsi sempre così, uscirsi, capito? starsi un po' fuori. non c'è bisogno di additivi, nel corpo abbiamo tutto, anche le droghe, sono lì, basta cercare. uscirsi e cercare un po' le droghe che abbiamo dentro. ma si tratta di sostanze potentissime, anche letali, e bisogna sapersele somministrare. sono giorni accesi, sovresposti, saturi. non accade niente eppure la memoria ne resterà improfumata, si sa, si capisce. sono giorni ...

Guerra

ho un paio di giacche buone e una casa che in fondo non è male. costruzione operaia degli anni forse sessanta, l'affitto costa poco e tra non molti anni questo quartiere esploderà. il prezzo di quest'esplosione, i cui vantaggi mi toccheranno tuttavia poco, è il fatto di svegliarsi ogni mattina alle 7, quando le squadre operaie dei mille cantieri che bucherellano o attraversano il bulevardo innescano i martelli pneumatici e continuano a scavare per la linea del tramvai. la cosa buffa è che mi sveglio alle 7 comunque, per andare a lavorare. ah, ma ha da cambiare la solfa, eccome se ha da cambiare. anzi, la cosa buffa è un'altra, è che ai ragazzi del quartiere piace sparare le bottarelle, i petardi, i miccettoni, i raudi e i tricchetracche, perché sono gente che si diverte così, facendo rumore. come l'altro giorno, che correvo per correre lungo il bulevardo dirigendomi verso il bosco e mi imbattevo in una compagine di giovani che si divertiva a staccare i sacchi della mon...