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Godot

agosto a sparigi è un nascondiglio di quelli da cui non esci nemmeno tu che ti ci sei cacciato. un anno fa dovetti dire la stessa cosa, credo. ma il blog era un altro, anche lui era un nascondiglio diverso, un nascondiglio di parole che non sai dove cacciare. uno sgabuzzino. questo è sparigi ad agosto e questo è il mio blog, tutto l'anno. è il mio terzo agosto in questa città e c'è da chiedersi come faccia a cascarci sempre, in questa trappola. per carità, si sta bene, fa fresco e tutto il resto. tutto il resto cosa?

Appunti per l'integrazione dell'articolo di Stoccarda

non c'è niente come la libertà di dormire in tuta. in maniche di tuta, sdrucitissima tuta di merda. che la mattina ti svegli, fai colazione se hai tempo, poi torni in camera e l'appendi alla maniglia della finestra, la tuta, e ti vesti e vai a lavorare. e lei resta aggrappata lì tutto il giorno come un bradipo al suo ramo, la tuta, pronta a scivolarti addosso meglio di una moglie, quando vuoi tu, perlopiù di sera, dopo ogni cosa, dopo tutto. quando non resta che andare a dormire. e mi hai detto niente? andare a dormire è un fatto serissimo. non è mica una sparizione, non ti sbarazzi mica delle tue responsabilità, quando vai a dormire, nemmeno temporaneamente. ma adesso non è questo il discorso. farà anche schifo, ma con la tuta puoi dormirci, te l'assicuro. perché sei un uomo libero, e se ti affacci alla finestra vedi l'insegna dell'hotel ibis, laggiù, oltre la périphérique. vedere l'insegna dell'hotel ibis significa essere liberi, ma non so spiegarti perc...

Aiku Riosi

se non fosse per la calma e la libertà di cui godo qui al sesto piano del bastimento, avrei persino di che protestare. le circostanze ricordano la pubblicità prima del film, al cinema. di qui si vede l'altro lato del mondo, e me ne interesso poco e niente. però leggo i quotidiani ogni giorno, giuro. ogni santo giorno l'alba mi sveglia, ed è per questo che non voglio saperne di mettere su una tenda. ogni arte è compressa entro un proprio limite meccanico. ma chi scopre la pazienza vive due volte.

Ibis

Ho nostalgia degli anni, o dei mesi, in cui ciascuno voleva avere un blog, e ciascuno lo aveva, e ci si leggeva l'un l'altro, ci si commentava. Provo un senso di pena verso coloro che si sono arresi, che hanno abbandonato, che pubblicano solo su facebook, dove è facile essere letti, tutto sommato. A volte, forse, mi fa stare bene l'idea di non esserlo, di poter dire cose che restino più o meno tra me e me, senza togliere a nessuno la possibilità di venirle ad ascoltare, diciamo così. Ma non obbligo nessuno a farlo, e se non accade non fa niente, anzi, tanto meglio, perché è bello avere cose da non condividere, non so come dire. Non mi dispiace l'idea di un blog -questo, ad esempio- perduto nella galassia come una bottiglia abbandonata da un'astronauta, galleggiante nel vuoto dalla notte dei tempi, contenente, manco a dirlo, un messaggio, magari scritto in una lingua misteriosa, lontana, indecifrabile. Un messaggio sotto forma di messaggero, di piccolo alieno beatame...