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domenica 22 maggio 2016

incontravo Battiato e gli chiedevo se avesse studiato con Stockhausen a Darmstadt, mi rispondeva di sì, gli chiedevo poi se fosse per quello che in Patriots aveva detto "la musica contemporanea mi butta giù": l'esperienza da compositore sperimentale l'aveva messo in crisi. mi ripondeva di sì anche stavolta, un po' frettolosamente ma cordialmente e col sorriso sulle labbra.
in un altro momento del sogno sentivo alcune sue musiche, molto sperimentali ma al tempo stesso già abbastanza vicine a quelle della "Voce del padrone". lo dicevo, non so a chi ma lo dicevo: queste musiche ricordano già la voce del padrone.

altri sogni di stanotte, sempre sulla musica. stavo arrangiando alcuni brani con Cristina, al computer. a un certo punto mando uno stralcio di musica al contrario e lei mi fa, molto severamente: la musica al contrario la devi cancellare.

domenica 14 settembre 2014

Le buatte non finiscono mai

a certa gente interessa la decostruzione, a certa altra pure, solo che la camuffa da linea dritta, e a ben vedere nessuno più dice cose che siano comprensibili attraverso i millenni.
mi sembra importante

quando i nostri codici saranno perduti, in modo così abissale da non poter più tradurre niente, ci saranno memorie a stato solido fossili che in tanti sapranno leggere senza far girare. dentro ci saranno mozart e sallustio, io e la stele di rosetta, siamo donne e mastro don gesualdo.

e tra tutte queste cose due o tre saranno capite, e cioè la gomma da cancellare, il ruolo del morto a bridge e lo sciroppo di menta.

gli sforzi anali di tanti artisti a noi contemporanei, per la gente futura si confonderanno con una natura spettrale, in cui i rifiuti atomici della nostra civiltà, sintetizzati da chissà quanti milioni di notti, saranno il terriccio di una nuova e rigogliosa vita dai colori inimmaginabili, che l'uomo di quel dì potrà mangiare e abitare, senza alcuna tensione riproduttiva.
viventi e minerali avranno uguale dignità davanti a dio, che per la terza o quarta volta si sarà fatto uomo, senza però poter tornare indietro: sarà mortale ma vivrà in eterno, perché il tempo non esisterà se non sotto forma di vibrazione tellurica.
la musica non sarà distinta da altre pietre o parole, e scalderà le superfici all'orizzonte.
gli strumenti che essa suonerà saranno quattro, che nessuno però sarà in grado di contare. ma noi sì, quindi potremmo enumerarli. non lo facciamo per non rovinarvi la sorpresa.

domenica 3 febbraio 2013

Buatta di merda

ci vuole una gran faccia di culo per presentarsi su un blog un anno e mezzo dopo l'ultimo post e mettersi a scrivere qualcosa di nuovo. bisogna essere gente proprio che non rispetta le regole, proprio.

gli argomenti, però, sono tanti e interessanti, credetemi.

oggi è per me l'ultimo giorno di lavoro presso la buatta di merda che per lunghi anni, nonché in modo assai intermittente, mi ha dato un impiego alimentare, e presso la quale mai più potrò essere assunto, avendo raggiunto il limite legale di 18 mesi complessivi di contratto a tempo determinato. e per fortuna.

già, perché se la mia situazione economico finanziaria non è delle più agevoli, posso ora di nuovo e forse definitivamente presentarmi alla ribalta del mondo. per chi non avesse avuto genio di seguire ultimamente le mie mirabolanti peripezie, basti sapere che sono tornato ovvero ho inziato a fare musica in modo costante.

Buone nuove, niente nuove

perché hai paura che la vita non si manifesti, che tutto rimanga in sospeso. ecco perché.
lo si capisce dal fatto che non scrivi più un cazzo di niente, la scrittura non può ridursi ad un fatto quantitativo, e le cose che scrivi sono vuote, e da un pezzo.
fai bene a incazzarti ma la cosa che ti fa più incazzare è che incazzarsi non basta a sospendere la sospensione.
ti fa incazzare che sempre meno gente ti guarda e ti ascolta sul serio.

è il caso di rimettere in pratica il consiglio che qualcuno ti diede tempo fa, quello di scrivere senza rileggerti, non prima di essere arrivato in fondo alla pagina. e non inventarti la fregnaccia che il fondo pagina qui non esiste, perché invece esiste eccome. sai bene quand'è che basta, quand'è che puoi fermarti. sai bene che ultimamente hai scritto senza toccare il fondo. e non si tratta di una metafora. ci vuole coraggio e costanza per esprimere tutto il succo di un argomento. bisogna cercare con calma, non si può aver fretta che il discorso parli, bisogna dargli il tempo di fare il suo corso. come quando devi dire a qualcuno una cosa importante. è lecito girarci intorno, fondare le basi retoriche su cui innalzare la rivelazione, la confessione, l'ammissione. non è vero che chi conosce i propri obiettivi sa realizzarli in maniera estemporanea. dipende anche da cosa intendi per "estemporaneo". ma di solito è necessario far parlare a ruota libera gli oggetti e gli eventi, e parlare a ruota libera con loro. senza cedere alla tentazione di buttare tutto in caciara. bisogna essere onesti anche quando non è ancora il momento di dire le cose come stanno.

il disordine e il caos sono suscettibili di confondersi l'uno con l'altro, ma non sono la stessa cosa. per via del caos gli effetti di un'azione sono parzialmente imprevedibili. ma se l'azione è condotta in modo disordinato, difficilmente genererà gli effetti desiderati.

prendere un aereo e portarsi a 1200 chilometri di distanza può aiutare a capire cosa c'è da rimettere in ordine nel luogo di partenza, e viceversa tornare al luogo A ti fa capire che gli abitanti del luogo B se la cavano bene anche senza di te, e che i suoi eventi sono solo in minima parte influenzati dal tuo comportamento, visto che abiti nel luogo A.
e poi dall'aeroplano tutto appare fermo e abbastanza razionale. se non fosse che i seggiolini di un boeing 737 sono piuttosto scomodi, sarebbe bello poter passare più tempo lassù, ad osservare la topografia delle città e delle campagne, volando a bassa quota.

stai cedendo di nuovo alla tentazione di abbandonare la pagina incompiuta, stai pensando che non vale la pena pubblicarla. non ne vale la pena, in effetti, ma pubblicarla non sarà peggio che non pubblicarla. tacere non sarà mai peggio che aprire bocca, se senti che c'è qualcosa da dire. siamo sempre lì: dà al discorso il tempo di ragionare.

mercoledì 31 agosto 2011

Titolo del post

altroché se scriverò qualcosa. con la penna umida di una volta, se mi riesce. penna d'uccello che ha volato lontano, e si è imbattuto in una nube, in qualche cielo.
sono giorni concitati, pieni di grosse miserabili bugie, tracotanti. mi faccio guardare in modo buffo, dalla gente, più o meno. mi accorgo di quanto poco mi interessi, quello che pensino dei miei occhi fradici.
oggi una ragazza mi ha guardato e detto: sei felice.
non c'era ragione di esserlo, ma in quel momento lo sono stato, quando me l'ha detto, né prima né dopo.
bisogna uscirsi sempre così, uscirsi, capito? starsi un po' fuori. non c'è bisogno di additivi, nel corpo abbiamo tutto, anche le droghe, sono lì, basta cercare. uscirsi e cercare un po' le droghe che abbiamo dentro.
ma si tratta di sostanze potentissime, anche letali, e bisogna sapersele somministrare.
sono giorni accesi, sovresposti, saturi. non accade niente eppure la memoria ne resterà improfumata, si sa, si capisce. sono giorni pieni di occhi, tutti diversi.
di pelli bianche, grigie, gialle, marroni e rosa e nere di bestie senza pelo, schifose bestie lisce scandalosamente fasciate di tanti colori, o di pochi, ma scandalosamente nascoste. mani diverse, tutte diverse. che stringono più e meno.
sono giorni esausti, consumati, incapaci di rigenerarsi. bisognosi di parole grosse, di clamorosi insulti. di una specie di guerra per bambini, di carnevali un po' bruciati.
basta.

mercoledì 17 agosto 2011

Armstrong

e d'altronde è verosimile che una vicenda di due mesi possa essere rimossa in un tempo uguale alla sua durata, ma non superiore.

martedì 16 agosto 2011

Nel buco del culo della notte 2

anche lo scorso anno ho fatto la notte il 17 agosto. nella stessa buatta di merda. non ricordo bene quale fosse il mio stato d'animo in quella circostanza, ma so che è andato peggiorando nelle settimane successive -a causa di una storia di lacrime e sangue- per poi migliorare nettamente con l'arrivo dell'autunno -e con il concludersi della storia.

la Storia non insegna un ciuffo di niente. perché se da un lato ci si può rallegrare del miglioramento autunnale, non si può non tenere conto del ciclico ripetersi di un certo genere di manfrine sentimentali o del fatto che lavoro anche quest'anno nella buatta di merda.
insomma capito? dodici mesi dopo, di nuovo il cuore in pezzi e stesso lavoro merdico. non mi sto lamentando, sto riflettendo. sto cercando di alzare la voce all'indirizzo della mia coscienza.
in più questa è una notte dannatamente movimentata, la gente dovrebbe imparare a starsene a casa, diamine, invece di scassare i coglioni alla gente che lavora e che vorrebbe starsene a casa.

ho dormito un paio d'ore su un materasso di fortuna. non mi capita spesso di addormentarmi su superfici inospitali, ma in questo caso avrei fatto uno strappo, perché il sonno da recuperare è tanto. tra non molto, appena dopo l'alba, rinfilerò il sentiero di casa, da buon lupo stregoniere, e andrò ad accumulare altro sonno sul mio, di materasso.

non mi sento più come uno che si nasconde, in questa buatta. anzi, forse è proprio il contrario, il nascondiglio è fuori di qui, stavolta. nella buatta, facile che possa trovarmi chi non vorrei che mi trovasse. chi del resto non mi cerca.
in un certo senso sono avvantaggiato, rispetto all'anno scorso. perché è più facile essere stanati fuori di qui.

la parola stanco non basta, ma sono così stanco che non mi va di cercarne un'altra.